martedì 6 novembre 2012

Matilde.

Qualcosa mi ha davvero incasinato
(cit Flex Mentallo).

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Matilde.

Esistono sosia di te, 
non sei unica,
ma anche i tramonti
si ripetono
giorno dopo giorno
nel respirare del tempo.

Ci mozzano comunque il fiato.

L'anima due volte 
ghigliottinata,
viene rivoluzionata
nel terrore
di un ulteriore sole
che muore.



domenica 3 giugno 2012

”Cinque Allegri Ragazzi Morti” di Davide Toffolo

Altra recensione scritta per Dc Leaguers(sito sublime).
Spero vi piaccia!
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Testi e disegni: Davide Toffolo
Edizione italiana: volume unico brossurato, cm 15×21, pp. 488 Coconino Press € 11,90

I ”Tre Allegri Ragazzi Morti” sono un gruppo musicale friulano di grande rilevanza nel panorama dell’alternative rock italiano, autore di canzoni come ”Mai come voi”e ”Il mondo prima” (giusto per citarne un paio).
Molti non sanno però che il loro leader, Davide Toffolo (voce e chitarra), è anche uno scrittore e disegnatore di fumetti di grande talento, apprezzato soprattutto per opere come ”Pasolini”( una vera e propria denuncia alla società moderna e un sofferto omaggio ad uno dei più grandi intellettuali del “paese che sembra una scarpa”) e ”Cinque Allegri ragazzi Morti”.
Ed è proprio da quest’ultimo che  deriva il nome della band  e il design delle maschere che il complesso  utilizza durante i concerti e le apparizioni in pubblico per nascondere i loro veri volti ai media (potete respirare ora).
Ma cosa più importante è per colpa (o per merito) di tale fumetto che ho deciso di scrivere l’articolo che state leggendo in questo momento.

Non saremo mai come voi, siamo diversi diversi. Puoi chiamarci se vuoi ragazzi persi.

L’arte sequenziale contenuta nell’opera  è sostanzialmente un inno alla diversità e all’adolescenza.
I disegni stessi sono ideali per il contenuto dell’opera, con l’utilizzo di un bianco e nero, o meglio bianco e blu scuro, che richiama per il tratto fumettisti del calibro di Magnus e Will Eisner (se non sapete chi sono cercateveli su wikipedia).
La storia si concentra sulla non-vita di cinque adolescenti( e membri di una band denominata appunto ”Cinque Allegri ragazzi Morti”) : Gianny Boy, Vasco, Sumo, Sleepy e Mario, che diventano zombie dopo la loro morte provocata da Lidia, la strega che vuole controllarli con delle bamboline voodoo.
Essi paradossalmente devono rispettare delle regole ( ”Speravo che almeno da morto avrei fatto a meno delle regole”) per mantenere la loro condizione di diversi, regole imposte dalla stessa strega, come  il bando dell’amore, perchè ”l’amore della morte equivale alla morte stessa”.
Non si  può infatti amare  da morti, la morte e l’amore sono due entità opposte che devono rimanere ben separate.
Morte o meglio ”Non-Vita”  che è anche e soprattutto una metafora della diversità, per la quale spesso non si è capiti o si è addirittura braccati dalla massa.
Perchè, come diceva Pasolini, ” …Un uomo medio è un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista…”
Ma forse è proprio per questo che i Cinque Allegri Ragazzi Morti si trovano a loro agio in questa condizione, consci della loro unicità (”Non si è mai abbastanza ”diversi” scrive Tiziano Sclavi nel libro Dellamorte Dellamore, scrittore di cui Toffolo è un grande ammiratore).
Ed è forse proprio la coscienza della loro unicità, cacciata e odiata, che li porterà ad allontanarsi sempre di più dal mondo, incapaci di integrarsi fra i vivi, fino alla solitudine, raggiunta nei fondali marini.

Non ci provare ad entrare nelle nostre vite. Non ci provare che finisce male.

Altro tema letterario fondamentale ne ”I Cinque Allegri Ragazzi Morti” è l’horror.
Un horror debitore del Dylan Dog di Tiziano Sclavi, per la malinconia e per il  tono  surreale che si respirano nel corso di tutta la lettura.
Horror non fine a sé stesso ma colmo di significati come quando i cinque non-morti si nutrono di un indagatore, di un detective che altro non è che lo stesso Dylan Dog, in un gioco di riferimenti e citazioni nel probabile tentativo di simboleggiare la volontà dell’autore di superare il suo maestro, Sclavi per l’appunto (tòpos narrativo che Toffolo utilizza anche in ”Pasolini”)
Altro esempio lampante di polisemia orrorifica è rappresentato da una ragazza, di nome Sabina, che si trasforma in una sorta di licantropo a seguito di un tentativo di violenza sessuale da parte di un coetaneo.
Lo scrittore in questo caso dà voce a tutte le donne che durante la loro vita hanno subito violenze e in merito a ciò sono esemplari le parole della protagonista dell’accaduto: ”Siamo diversi, tu maschio, io femmina… Io ho la rabbia di tutte le donne… Sono l’incubo di tutti gli uomini… Sono un mostro!”
Infine è interessante notare come i cinque amici non riescano a sfuggire alla loro natura di zombie, cibandosi a volte riluttanti, altre volte quasi entusiasti, di carne umana.
Emblematico è il pranzo ottenuto dal corpo senza vita di Elisa, loro amica di lunga data, dotata come loro di poteri soprannaturali, che li ha aiutati in molti momenti di difficoltà.
Nonostante quello che lei ha fatto per loro in svariate occasioni, i giovani ”mangiatoridicarneumana”  non hanno nemmeno la decenza o la forza di volontà di rispettare il cadavere dell’adolescente deceduta. In questo caso è possibile che Toffolo abbia voluto far corrispondere la fame insaziabile dei musicisti non-morti con l’egoismo tipico dell’adolescenza, che porta spesso a pretendere e a prendere dai propri cari più del dovuto, letteralmente fino all’osso.

La vita lontana da ogni cliché. Cercala è dentro di te.

”Cinque Allegri Ragazzi Morti” è un’opera complessa:
Per il messaggio nascosto fra le sue pagine (con alcuni tratti metafumettistici), e per la difficile comprensione dello stesso da parte della massa, che con fatica riuscirà ad immedesimarsi in Gianny Boy, Vasco, Sumo, Sleepy e Mario.
Questo fumetto infatti è per lo più indirizzato agli esclusi, ai reietti, a coloro che viaggiano ”in direzione ostinata e contraria”.
Ma in fondo tutti siamo diversi, tutti abbiamo delle stranezze o delle particolarità.
Il trucco  sta nel portarle alla luce e nel non temere l’opinione degli altri.
Solo così forse la maggioranza potrà uscire da quella anestesia che le addormenta il cervello, che la trasforma in un vero e proprio esercito di zombie (sì perchè i veri non-morti sono loro) influenzato dalle mode e dai media.
Solo così forse la smetteranno di isolare, offendere, insultare.
Magari superando anche quel preconcetto secondo il quale i fumetti sono giornaletti, roba per bambini.
Ecco questo mi farebbe particolarmente piacere.


* Ci tengo a ringraziare Massimo Rubbino, per i molti spunti critici e di riflessione sui quali mi ha saputo indirizzare.
 
 http://www.dcleaguers.it/recensioni/cinque-allegri-ragazzi-morti-di-davide-toffolo/
 

lunedì 21 maggio 2012

All Apologies

Ho finalmente finito di scrivere la sceneggiatura della mia prima storia breve.

Ci ho impiegato un mese e mezzo.
Troppo tempo.

Troppo.
Troppo.
Troppo.

Tutta colpa di un blocco, che mi ha anche impedito di aggiornare il blog.
Per fortuna ne sono venuto fuori.

Chiedo umilmente scusa a tutti(specialmente ad Alessandra e ad Enrico).
Sarò più celere in futuro.

Lo giuro.


lunedì 16 aprile 2012

Sull'autobus

Un altro mostro.
Odiatelo.
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 Fogne fra i miei piedi
Impeti sognanti
Maggio marcisce
Autobus lasciami, mollami
all'altare
sacrifica un altro cane
Non sono mi padre
Non sono mio padre
Volo sul cemento
Fiumi di catrame
Fiumi di me.

domenica 15 aprile 2012

venerdì 13 aprile 2012

Dovresti leggere libri più costruttivi.

Interno giorno.
Terzo piano del liceo scientifico YYY, classe XXX.
 Le lancette dell'orologio indicano le 10 e 35, mancano solo 5 minuti all'intervallo.
Niente può andare storto, già pregusto il caffè della macchinetta.

''Fluorescent Sidekick vieni, ho corretto i temi delle olimpiadi della filosofia''.
La voce squillante della professoressa interrompe i miei sogni di lunga vita, pace e prosperità.

Mi avvicino con passo lento alla cattedra, tentenno alla ricerca di una via di fuga.
O di una fune di fuga.
Funzionava con le caverne piene di zubat vuoi che non funzioni ora?
E invece lemme lemme raggiungo il patibolo.

Ci scommetto il culo che non ha compreso appieno il mio elaborato.
Bingo, tombola, BULLSEYE...
''Ma le pensi davvero le cose che hai scritto?'' dice lei con un'aria a metà fra il sarcastico e l'incredulità.
''Certo'' rispondo io con faccia tosta.

Da questo momento in poi c'è solo il vuoto.
La conversazione  si perde nel nulla.
Cerco di spiegarle la mia visione della società dopo aver letto alcune opere di Grant Morrison e  aver preso parte ad una lezione del filosofo italiano Umberto Galimberti.
La disintegrazione dell'identità a favore della libertà individuale eccetera eccetera.

Niente da fare.

E' come parlare con un muro.
Un muro coi paraocchi.
Sordo dalla nascita.

Alla fine cedo, dò la colpa alla mia giovane età, al costante desiderio dei piccoli uomini di voler cambiare il mondo.
Mi riempio la bocca di luoghi comuni.
Lei annuisce soddisfatta, l'ordine è stato di nuovo ristabilito.
E la prof. nella mia mente assume l'aspetto del Cancelliere Palpatine, del capitano Beatty di Fahreneit 451, dell'agente Smith, del parroco del mio quartiere, degli Arconti.
Io invece le devo sembrare un sovversivo, un fighetto indie-bohémien che crede di riuscire a sovvertire l'ordine con semplici trip mentali.
E mi sarebbe stato anche bene, d'altronde non ha tutti i torti.

Ma prima di lasciarmi andare come ogni guida morale, come ogni precettore ha voluto darmi un consiglio. Per salvarmi da me stesso, certo.

''Dovresti leggere libri più costruttivi.''

Che è come dire ''Esegui l'Ordine 66''.

La condanna definitiva.
Senza nemmeno averli letti il Cancelliere Palpatine ha giudicato le mie letture manchevoli di sostanza. E vanno evitate, cestinate, bruciate.
Nella sua testa la grande purga era già iniziata.

Nella mia invece un piccolo King Mob mi masturbava le orecchie cantando: Say you want a revolution!
E ci mancava poco che esplodessi, che la fulminassi in un impeto di rabbia.

Ma la rabbia porta al Lato Oscuro.
E io invece sono un fighetto indie-bohémien convinto di sovvertire l'ordine con semplici trip mentali.

Sono uno jedi, come mio padre prima di me.
E va bene così.

 


martedì 10 aprile 2012

Blu e nero

Ho riflettuto molto sul pubblicare o meno questo scritto.
Perchè non so bene cosa sia.
Sembra una poesia, ma io non sono un poeta, non ho il diritto di definirmi ''poeta''.
Ma alla fine il blog è mio e non ho mai temuto le critihe, quindi eccolo qua.
Il mio primo mostro, il mio primo aborto mancato,
Ma non temete, ne verranno altri.
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Blu e nero
colori altolocati e sognanti
in incubi continui
notti sconosciute tra i tuoi polmoni

Bruci fiamminga
cenere sfumata di oblio
nel metallo bucherellato
giovane come il tuo ventricolo destro

Baci bile
ascolto la tua anestetica afonia
le tue frasi sono puttana
le tue labbra sono una mongolfiera che vaneggia

Blu e nero
emotività scadente di Aprile
il fascismo nel mio giudicare
sembro un elefante, ragiono col mio pene.

Con le mie pene.

lunedì 9 aprile 2012

Hawkworld di Timothy Truman.


Sono molto legato a questa recensione.
Perchè è la prima recensione , parafrasando Morgan dei Bluvertigo, con un senso.
La prima di cui sono stato davvero fiero e di cui lo sono tutt'ora, nonostante siano passati due anni.
Dunque leggetela(se ne avete voglia) e commentate(se ne avete voglia).
Ma soprattutto siate buoni, che ero un giovinetto di 16 anni quando l'ho scritta.

P.S. Il fumetto è bellerrimo. Giuro.
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Hawkworld

Testi: Timothy Truman
Disegni: Timothy Truman
Chine: Quique Alcatena
Edizione originale: Hawkworld #1-3,
Edizione italiana: HAWKWORLD Volume unico, brossurato, Planeta Deagostini

Per te e i tuoi amici aristocratici la vita è sempre stata un banchetto. Ma dimmi, quando hai sentito la necessità di alzarti dalla tavola, ti sei mai chiesto… Dove finisce… Tutto ciò che scarichi nel cesso?
Immaginatevi un pianeta di nome Thanagar in cui la società sia rigidamente classista e divisa in aristocratici e in poveri. Questi ultimi vivono nei bassifondi e sono composti per la maggior parte da alieni schiavizzati e sfruttati dopo che i Thanagariani hanno conquistato i loro pianeti di origine, e di essi fanno parte anche ex-detenuti umani soprannominati ”senza ali”, ”carne morta” e ”pezzi di carne”.
I ricchi invece rappresentano il fior fiore della società thanagariana, vivono nelle cosiddette ”Alte Torri” e conducono una vita spensierata e fatta di eccessi, assumendo droghe e sfruttando la cultura delle razze sottomesse, quasi dimenticandosi delle loro usanze. Inoltre c’è anche una forza di polizia alata chiamata Wingmen, composta unicamente da Thanagariani chiamata “teoricamente” a mantenere l’ordine.
Questo è lo scenario in cui si svolge Hawkworld, storia tipicamente revisionista che avrebbe dovuto rilanciare il personaggio di Hawkman dopo Crisi sulle Terre Infinite, anche se attualmente è fuori continuity. Timothy Truman ne è sia lo scrittore che il disegnatore, e con questo fumetto ha vinto nel 1991 il premio Haxtur per la migliore storia lunga. Alle chine invece c’è l’ argentino Enrique ”Quique” Alcatena.
Il protagonista è Katar Hol, giovane aristocratico appassionato di storia antica che decide di entrare negli Wingmen ispirato dal più grande eroe nella storia del suo popolo, ovvero Kalmoran, che in tempi antichi aveva liberato i Thanagariani da una lunga tirannia. Egli è inoltre figlio di Paran Katar, inventore delle ali che permettono di sfruttare il metallo antigravità Nth e con le quali gli stessi Wingmen sorvegliano il pianeta.
Nel corso della storia egli capirà che le usanze della sua gente sono state ormai corrotte da quelle degli alieni sottomessi, e nello stesso momento si renderà conto che gli alieni, che il governo afferma essere privilegiati, in realtà vengono sfruttati nelle Alte Torri fino allo stremo per poi essere spediti nei bassifondi.
La maturazione di Katar è la parte predominante nella narrazione di Truman. Egli riesce a comunicare al lettore i sentimenti contrastanti del giovane che, se da un lato vuole essere fedele al suo popolo e alle sue leggi, dall’altro sa che le cose non possono più andare avanti in questo modo, non riuscendo più sopportare le ipocrisie sociali della sua gente.
Inoltre è interessante notare la sua ideologia e i suoi valori: Katar infatti è un ragazzo molto conservatore e orgoglioso degli usi e costumi del suo popolo, e arriva quasi a disprezzare quelli alieni. Nonostante ciò ha però pietà degli alieni stessi, tanto che nel corso della vicenda aprirà un ambulatorio segreto nei bassifondi dove aiutarli fornendo loro medicine e assistenza.
Menzione a parte va fatta per parte dedicata alla prigionia del protagonista sull’isola-penitenziario. Qui è forte il parallelismo fra la condizione di recluso e la libertà in realtà mai assaporata, in un mondo così lontano dal lusso delle Alte Torri e senza poter disporre delle proprie ali. Se infatti il volo viene spesso associato alla libertà, in questo caso, in un pianeta di uomini falco, la libertà può essere trovata solo spiritualmente attraverso la meditazione.
I disegni sono perfetti per il tono cupo e disperato della storia. Truman lascia delle intere pagine senza didascalie o dialoghi, scelta azzeccatissima che imprime maggiore drammaticità alle tavole.
Le chine di Alcatena inoltre rafforzano ancora di più la disperazione che si respira in ogni vignetta, e ciò che ne esce fuori è un affresco straordinariamente cupo.
E’ davvero incredibile quindi, a volte, come un fumetto possa far riflettere sulla società in cui viviamo.
Sono passati vent’anni da quando Hawkworld è stato pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti (era il 1989) eppure il mondo non è cambiato, anzi forse è addirittura peggiorato. Vent’anni e questo fumetto suscita ancora le stesse riflessioni e la stessa voglia di cambiare il mondo, un mondo che sta diventando sempre più simile a Thanagar.
E forse è proprio questo il messaggio più grande che traspare da quest’opera: possono toglierti tutto – la famiglia, la casa, il lavoro, gli affetti – ma se lo vuoi, se ci credi, c’è una cosa che non ti potranno mai portare via, ed è la voglia di combattere, di lottare per ciò che è giusto, di cambiare il mondo in meglio. Ognuno di noi può essere Katar, ognuno di noi può fare la differenza.
Sperando che non sia troppo tardi e che il nostro mondo non sia già come Thanagar.

link originale: http://www.dcleaguers.it/recensioni/hawkworld/

venerdì 6 aprile 2012

Ho paura.

Ho paura del futuro.
Ho paura del passato.
Ho paura di non essere all'altezza delle aspettative.
Ho paura della solitudine.
Ho paura degli altri.
Ho paura di me stesso.
Ho paura dell'infelicità.
Ho paura delle malattie.
Ho paura della strega di Biancaneve.
Ho paura della matematica.
Ho paura della pagina bianca.
Ho paura dei disonesti.
Ho paura dei fascisti.
Ho paura dei nazisti.
Ho paura dei comunisti.
Ho paura degli anarchici.
Ho paura dei partiti.
Ho paure delle idee.
Ho paura di coloro che non hanno idee.
Ho paura di coloro che si astengono.
Ho paura degli stronzi.
Ho paura del silenzio.
Ho paura della tua ombra.
Ho paura del buio.
Ho paura degli insetti strani.
Ho paura del Joker.
Ho paura della paura.
Ho paura della mia insicurezza.
Ho paura dei tuoi occhi.
Ho paura della precarietà.
Ho paura del posto fisso.
Ho paura di non sapere abbastanza.
Ho paura di sapere troppo.
Ho paura della massa.
Ho paura della mole.
Ho paura dei compiti.
Ho paura della pigrizia.
Ho paura del nucleare.
Ho paura del Grande Fratello.
Ho paura del fuoco.
Ho paura dei totalitarismi.
Ho  paura dei regimi.
Ho paura di questo blog.
Ho paura dei social network.
Ho paura di Internet.
Ho paura di Dio o chi per lui.
Ho paura di chi crede in  Dio.
Ho paura dei tumori culturali.
Ho paura della musica moderna.
Ho paura dei bus.
Ho paura della stazione.
Ho paura del tuo sorriso gengivale.
Ho paura delle sigarette.
Ho paura delle droghe.
Ho paura degli eroi.
Ho paura dei palestrati.
Ho paura dei rissosi.
Ho paura dei miei amici.
Ho paura di Verona.
Ho paura dell'Adige.
Ho paura dei telegiornali.
Ho paura del poster di Che Guevara.
Ho paura dei fumetti.
Ho paura di Frank Miller.
Ho paura di Alan Moore.
Ho paura di Grant Morrison.
Ho paura di vivere di noia.
Ho paura di vivere in paranoia.
Ho paura di mio padre.
Ho paura di mio fratello.
Ho paura dell'ignoranza delle altre persone.
Ho paura di diventare un mostro.
Ho paura dei mostri di Dylan Dog.
Ho paura del tempo perso.
Ho paura dell'Italia.
Ho paura del mondo.
Ho paura del mio cellulare.
Ho paura delle radiazioni del mio cellulare.
Ho paura di diventare sterile.
Ho paura di diventare impotente.
Ho paura di perdere i capelli.
Ho paura della cecità.
Ho paura della sordità.
Ho paura di Marylin Manson.
Ho paura degli assassini.
Ho paura dei borghesi.
Ho paura di Dean Moriarty.
Ho paura dei supercriminali da fumetto.
Ho paura delle multinazionali.
Ho paura dell'economia.
Ho paura delle borse.
Ho paura della guerra.
Ho paura del petrolio.
Ho paura di dirti ciò che provo.
Ho paura di vivere nella paura.

Non ho paura di morire.
Perchè non avrò più paura.

giovedì 5 aprile 2012

It's better to burn out than to fade away




Tornando sul Metal...

Ieri ho conosciuto il mio insegnante di basso.

Ed ecco... Sì insomma... E' tipo composto unicamente da ioni pisitivi immersi in un mare di elettroni(reticolo metallico).

Però sembra essere una persona simpatica, a modo ed eccezionalmente bassista.
Magari mi fa cambiare idea sui matallari, spero solo che lui non legga prima il mio blog.

Comunque mi ha aperto gli occhi sul fatto che io a riguardo dello strumento musicale ''diversamente alto'' non so una cippa.

Cose che ti annientano insomma.

Ma è stato estramente figo quando ha cominciato a descrivermi di quali tipologie di legname è composta la mia arma sonora, cosa che mi ha riportato alla mente il momento in cui Harry Potter deve scegliere la bacchetta.

''Il tuo basso è composto da palissandro, acero e... Becco di grifone!''

Il top insomma.
Sono certo che sarà l'inizio di una lunga collaborazione,sì. Tipo Batman e Robin, Sherlock e Watson, Cobain e la droga.
Che poi io come spalla sono fantastico, molto fluorescente!

P.S. Questo è il mio basso, rosicate pure.



giovedì 29 marzo 2012

Red Robin di Yost

 E continua il ripescaggio delle recensioni effettuate per Dc Leaguers(ve l'ho già detto che è un sito fantastico?!). 
Questa volta tocca ai primi due volumi della Planeta dedicati alla serie ''Red Robin'', da poco chiusa a seguito del Reboot Dc (Didio un giorno pagherai per tutte le tue malefatte).
E' un articolo a cui tengo molto, sia perchè adoro il personaggio, sia perchè è una sorta di omaggio ''spalle'', ovvero ai giovani aiutanti dei supereroi(il mio stesso Nickname prova come io ami gli  scavezzacollo come Robin e Bucky).
Insomma leggete e se ne avete voglia fatemi sapere cosa ne pensate.
Niente insulti pesanti per favore, che per oggi mi è bastata la peperonata della nonna(ti voglio bene nonna!).
 

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Testi: Christopher Yost
Disegni: Ramon Bachs, Marcus To
Edizione Originale: Red Robin TPB USA
Edizione Italiana: serie di volumi brossurati, 96 pp., colori, Planeta De Agostini e Lion Comics

 Ricorda tutto ciò che i tuoi maestri ti hanno insegnato. Non essere come uno di loro. Sii tutti loro.
- Red Robin

I cosiddetti sidekick o spalle dei supereroi sono da sempre la gioia e il dolore delle case editrici americane.
Per vari motivi i fan si dividono su questo argomento, alcuni li disprezzano, considerandoli solo degli espedienti per spingere il lettore ad acquistare ulteriori albi, altri invece li adorano.
C’è infatti chi pensa che non possa esistere Batman senza Robin, Flash senza Kid Flash, Freccia Verde senza Speedy, Capitan America senza Bucky ecc…Fra tutti i giovani aiutanti spicca sicuramente Timothy Jackson Drake, il terzo Robin. E’ forse uno dei personaggi più dinamici nella storia dei fumetti americani, passando nel corso degli anni ad essere da uno spensierato ragazzino con il sogno di diventare Robin, ad un ragazzo malinconico, oscuro.
 Che cosa lo ha fatto cambiare così tanto? La morte.
La morte dei suoi genitori, la morte della sua ragazza, la morte del suo migliore amico, la morte del suo mentore e padre adottivo.
Ma in quest’ultimo caso, quando la triste mietitrice porta via Bruce Wayne, Tim si ribella a questo crudele destino, pensa che è impossibile che tutto ciò stia accadendo.
Si convince che è impossibile che Batman sia morto, si convince che dev’essere da qualche parte e decide di cercarlo, decide di indagare sul più grande mistero, sul più grande caso che un detective potrebbe mai affrontare.
Ed è di questa indagine, di questa ricerca che parlano i primi due Tp della Planeta Deagostini rispettivamente intitolati ”La ricerca di Bruce Wayne” e ”Il Consiglio dei Ragni”.
Tim Drake qui però non veste i panni di Robin ma di Red Robin, identità precedetemente già indossata dal vigilante pluriomicida ed ex ”Ragazzo Meraviglia” Jason Todd e dal supercriminale Ulysses Hadrian Armstrong meglio conosciuto come ”The General”.
I motivi di tale cambio di look sono chiari, innanzitutto perché indossando un costume già utilizzato da persone non proprio limpide Tim può ”sporcarsi le mani” e scendere, se ce n’è la necessità, a compromessi per poter portare a termine la missione prefissata. Inoltre in questo modo le sue azioni non possono essere ricollegate a Batman e Robin, evitando loro possibili guai con la polizia. Senza considerare che il ruolo di Robin è attualmente occupato da Damian Wayne, figlio naturale di Bruce.
Lo scrittore è Christopher Yost, sceneggiatore di New X-Men e di X- Force, coadiuvato ai disegni prima da Ramon Bachs, illustratore di diverse miniserie ambientate nell’universo fittizio di Star Wars, e da Marcus To dalla metà del secondo volume.
La storia scorre via che è un piacere, Yost utilizza molti salti spaziali e temporali, che però non compromettono la comprensibilità della serie. E’ bello vedere come lo scrittore cerchi un ritorno ad atmosfere tipiche del Pipistrello, permettendo quindi ai lettori di staccare un po’ dalla narrazione ”psichedelica” di Morrison.
Inoltre vengono messi in primo piano i sentimenti di Tim, le sue paure, soprattutto il suo terrore di perdersi, di scendere a compromessi che Batman non avrebbe mai accettato. Ma come dice il nostro protagonista lui è Red Robin e non Batman, e la posta in gioco è troppo alta per i dubbi, anche quando sono gli stessi amici a cercare di farlo desistere.
Inoltre l’autore porta Tim alla piena maturazione fisica e mentale, finalmente ha finito il suo apprendistato ed è un vero giustiziere, cosa che conferma Dick Grayson, l’attuale Batman, quando dice che lo considera un suo pari e la vittoria di Red Robin sia su Ra’s Al Ghul sia sul Consiglio dei Ragni, con lo stesso Ra’s che ammette che Tim riesce a pianificare la vittoria meglio di tutti i suoi maestri, Bruce compreso.
I disegni sono abbastanza buoni specialmente quelli di Marcus To, vera e propria promessa del settore fumettistico, che rende il personaggio molto dinamico, slanciato, per usare un iperbole, ricorda  il Batman di Adams.
Anche Bachs fa un buon lavoro, il suo tratto non rende appieno la  fisicità del personaggio ma è più oscuro, molto adatto alla svolta dark del protagonista.
Quindi è sicuramente una buona serie che apprezzeranno gli amanti del Batman pre-Morrison ma in particolare gli adolescenti.
Infatti in questi due Tp c’è tutto ciò che l’attuale generazione di giovani adora, è presente azione, oscurità, mistero, conflitto fra fratelli, rappresentato dal diverbio fra Tim e Dick e dal pugno mollato dallo stesso Tim al ”fratello minore” Damian Wayne e anche eroicità, di cui è un chiaro esempio il finale in cui Tim salva la ragazza e sconfigge i ”cattivi”.
Ma la cosa che più potrebbe colpire gli adolescenti è la solitudine di Red Robin, costretto ad affrontare contemporaneamente ninja e assassini ma anche gli stessi famigliari e amici.
E’ un ragazzo incompreso, così come sono incompresi i ragazzi d’oggi, costretti da una parte ad esaudire le aspettative dei genitori e dall’altra a resistere ad un mondo, una società che poche volte è stata più cupa, con le guerre, l’inquinamento, le ingiustizie che sono all’ordine del giorno.
Tim è l’esempio lampante di un ragazzo che deve crescere in fretta perchè il mondo gli ha portato via il padre,  non può più essere un ragazzino, Robin, non riesce più a sorridere, ma è costretto dalla vita ad incupirsi, ad essere Red Robin, ad essere adulto prima del tempo.
E dopo tutto ciò provate a dire ancora che le spalle sono stupide ed inutili.

Link originale:  http://www.dcleaguers.it/recensioni/red-robin/